Patto di stabilità per i Comuni

Il Patto di stabilità nuova versione offre cambiamenti di rilievo importanti, che puntano su tre obiettivi:

 

correggere gli effetti collaterali dei vecchi vincoli, premiare le amministrazioni che hanno ridotto in modo più significativo la spesa corrente e incentivare un’applicazione corretta, e non elusiva, della riforma della contabilità in vigore per tutti da quest’anno, in particolare nella parte in cui chiede alle amministrazioni locali di far emergere i difetti della riscossione e di “coprirli” con un Fondo crediti di dubbia esigibilità.

Al primo obiettivo, quello legato all’eliminazione di effetti non voluti, guardano due correttivi. La base di calcolo per la spesa corrente media a cui applicare i nuovi moltiplicatori si estende di un anno, abbracciando il quadriennio 2010-2013, ma rimane di fatto triennale perché permette a ogni ente di eliminare dai conteggi l’anno in cui la spesa è stata più alta. Dal momento che il saldo obiettivo è proporzionale alla spesa corrente media, in questo modo si risolve il problema dei «picchi di spesa» che gonfiano gli obiettivi di Patto: un problema, questo, sentito soprattutto nei Comuni medio-piccoli, dove un’uscita eccezionale in un singolo anno (per esempio per affrontare un’emergenza ambientale o un danno idrogeologico) può spingere drasticamente in alto la media triennale e quindi gli obiettivi di bilancio chiesti dal Patto. Dalla base di calcolo, poi, escono due voci importanti: i rifiuti, che con l’arrivo della Tares sono rientrati nei bilanci di tutti i Comuni (e sono integralmente finanziati dal tributo) e il trasporto pubblico locale, che è coperto dal mix di tariffe e compensazioni.

Per spingere gli amministratori locali ad applicare in pieno la riforma della contabilità, e a bloccare nel fondo crediti di dubbia esigibilità una somma davvero proporzionale ai problemi incontrati dalla riscossione, la riforma crea un meccanismo di vasi comunicanti nel quale ogni euro in più vincolato nel Fondo si trasforma in un euro in meno nell’obiettivo di Patto. In questo modo, toccherà all’autonomia dei singoli enti decidere quante risorse congelare nel fondo e quante invece attribuire al Patto. Le conseguenze non sono di poco conto, perché il Fondo diminuisce la capacità di spesa corrente, mentre il Patto punta sostanzialmente sul conto capitale.

Gli enti in cui la riscossione funziona meglio, però, avranno necessariamente un Fondo crediti leggero, e quindi pochi sconti sui vincoli di Patto. Per ovviare al problema la riforma introduce incentivi per premiare, con alleggerimenti dei saldi obiettivo, chi registra i tassi di riscossione maggiori. Un secondo meccanismo «meritocratico» premierà invece chi ha ridotto di più la spesa negli ultimi anni: per premiare questi Comuni ci sono sul piatto 350 milioni.

Fonte: Il Sole 24 Ore

24/02/2015

Validità durc in edilizia per lavori tra privati: 90 giorni e non più 120

L’art. 31, comma 8-sexies, del decreto legge n. 69/2013, cd. “Decreto del Fare”, convertito con modifiche in legge 98/2013, ha stabilito che nel settore dell’edilizia privata la validità del DURC dal 1° gennaio 2015 è di 90 giorni e non più di 120 come era previsto fino al 31 dicembre 2014.

 

Nei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, per la fruizione dei benefici normativi e contributivi in materia di lavoro e legislazione sociale e per i finanziamenti e le sovvenzioni previsti a livello comunitario, statale e regionale la validità del DURC resta di 120 giorni dalla data del rilascio.

Il Durc è il certificato unico che attesta la regolarità dell’impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi nonché in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di INPS, INAIL e Casse Edili, verificati sulla base della rispettiva normativa di riferimento.

Il Durc viene richiesto esclusivamente in modalità telematica e recapitato esclusivamente tramite Pec.

04/02/2015

Guida al bonus assunzioni 2015

La Legge di Stabilità 2015 (articolo 1, comma 118) ha introdotto nuove assunzioni agevolate, ovvero degli sgravi contributivi per i datori di lavoro privati (escluso il settore agricolo) che assumono con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel 2015.

 

Tempo indeterminato

Per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015 è previsto uno sconto dei contributi INPS per una durata massima di tre anni (36 mesi) per un totale massimo di 8.060 all’anno.

Il bonus sarà fruibile anche da parte dei datori di lavoro che intendano stabilizzare lavoratori già presenti in azienda, ovvero procedano con la trasformazione di un contratto di lavoro a termine o a progetto in tempo indeterminato.

 

Contributi e assunzioni escluse

Da precisare che lo sgravio non comprende e quindi lascia a carico del datore:

il TFR;

i premi e i contributi INAIL.

Il bonus non spetta in caso di assunzioni di lavoratori apprendisti e domestici e non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente.

 

Lavoratori destinatari

Il bonus potrà essere fruito dal datore di lavoro a patto che assuma un lavoratore che:

– non abbia avuto nei 6 mesi precedenti all’assunzione rapporti di lavoro a tempo indeterminato,

  presso qualsiasi datore;

– non abbia avuto nei 3 mesi precedenti il 1° gennaio 2015 un contratto a tempo indeterminato con    

   lo stesso datore che realizza l’assunzione agevolata, anche attraverso aziende collegate.

 

04/02/2015

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