la Corte di cassazione chiarisce che può essere sequestrata l’impresa che impiega dipendenti extracomunitari irregolari in violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro.
La Cassazione spiega che oggetto della misura cautelare reale del sequestro può essere anche un’intera azienda, una volta che siano accertati indizi che anche solo alcuni dei beni aziendali, proprio per la loro collocazione strumentale, sono utilizzati per la consumazione del reato.
Nei fatti, inoltre, la Cassazione ribadisce che un’azienda che si è strutturata per lo svolgimento di attività lavorativa, con il prevalente impiego di lavoratori privi del permesso di soggiorno, può vedersi mettere sotto sequestro, con adeguata e puntuale motivazione sulla necessità di una misura così grave in rapporto al principio della libera iniziativa economica, macchinari, immobili e strutture, per impedire che prosegua lo sfruttamento di manodopera illegale.
In caso di particolari condizioni familiari che possono influire sull’insorgenza del diritto all’ANF,
sulla variazione della tipologia del nucleo e sulla possibile duplicazione del pagamento, la corresponsione dell’ANF deve essere preventivamente autorizzata dall’INPS.
In tali casi il lavoratore dovrà presentare la domanda di autorizzazione ANF all’INPS, ossia il “mod. ANF 43”, e dopo aver ottenuto l’autorizzazione dovrà presentare quest’ultima a corredo della domanda di ANF al datore di lavoro.
A chiarirlo è l’INPS con il messaggio n. 6702/2013, a seguito delle numerose richieste di chiarimento pervenute in merito al rilascio dell’autorizzazione per la percezione dell’ANF.
Il lavoratore deve presentare la domanda di autorizzazione Anf all’INPS (Mod. ANF 43) e dopo aver ottenuto l’autorizzazione dovrà presentare quest’ultima a corredo della domanda di ANF al datore di lavoro. Ciò in quanto il suddetto modello costituisce una vera e propria autorizzazione dell’INPS al pagamento della prestazione da parte del datore di lavoro.