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Maternità. Il provvedimento di interdizione spetta alle DTL

Il Ministero del Lavoro, con la nota n. 37/2013, ha fornito importanti chiarimenti in merito al rilascio dei provvedimenti di interdizione dal lavoro in caso di maternità.

Tali provvedimenti, in particolare, devono essere rilasciati a cura della DTL, tenendo conto sia dello stato di salute della donna sia delle condizioni ambientali in cui la stessa presta la sua attività lavorativa.

Due sono i presupposti alla base della decisione di accordare o meno l’estensione dell’interdizione dal lavoro, ossia:

–          l’accertamento delle condizioni di rischio nell’attività svolta dalla gestante;

–          l’accertamento dell’impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni.

In tali casi, risultano contemplate due ipotesi rilevanti: l’interdizione dal lavoro fino a sette mesi dopo il parto nei casi di esposizione ad agenti o a situazioni che possano essere di impedimento al normale recupero fisico debilitato da parto e allattamento; il divieto di lavorare fino al termine del periodo di interdizione in situazioni che possano nuocere alla gravidanza stessa.

Ulteriore condizione per l’adozione di un provvedimento di interdizione risiede nell’impossibilità di spostamento della lavoratrice ad altra mansione.

In particolare, l’eventuale spostamento ad altra mansione rientra nel potere esclusivo del datore di lavoro, in quanto è l’unico a valutarne la fattibilità in base alla propria organizzazione aziendale, ma, gli uffici territoriali hanno la  facoltà, in particolari casi, di disporre accertamenti per verificare l’effettiva impossibilità di spostamento della lavoratrice.

21/05/2013

 

IMU: oggi la firma del decreto

Il decreto legge sulla sospensione dell’Imu, che approderà oggi 17 maggio 2013 in Consiglio dei ministri, riguarderà esclusivamente l’abitazione principale.

 

L’intervento relativo ai capannoni industriali, tanto atteso, è invece rinviato a data da destinarsi, probabilmente quando sarà ridisegnato il sistema complessivo.

È invece possibile, ma al momento si tratta ancora un’ipotesi di lavoro, che oggi ci sia anche lo stop all’Imu per i fabbricati rurali adibiti ad abitazione principale. Piccolo spiraglio anche per la possibile estensione del rinvio per gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa.

IMU e fabbricati rurali a destinazione abitativa

Se ai fini Ici fino al 31 dicembre 2011 venivano esentati dall’imposta, dal 1° gennaio 2012 anche tali fabbricati sono stati assoggettati al tributo, a prescindere dalla categoria catastale cui facevano riferimento. Gli unici fabbricati strumentali esenti da IMU sono quelli ubicati in Comuni montani o parzialmente montani così come riepilogati dall’Istat. L’elenco completo è consultabile sul sito dell’Istituto al seguente link: www.istati.it/it/archivio/6789.

L’aliquota IMU standard applicabile ai fabbricati rurali strumentali all’attività agricola, come le stalle, serre, depositi attrezzi, ecc. è pari allo 0,2% della base imponibile (rendita catastale rivalutata del 5% per il relativo moltiplicatore). Tale aliquota veniva utilizzata per il versamento dell’acconto 2012, che nel caso di tali fabbricati era interamente destinato al Comune. A saldo nel 2012, dunque anche per l’acconto 2013 l’aliquota è stata deliberata dal Comune: l’ente può, infatti, diminuire fino allo 0,1% l’aliquota standard, essendo a esso preclusa la sola possibilità di aumento.

I fabbricati rurali a destinazione abitativa, se utilizzati dal proprietario vengono assimilati all’abitazione principale con applicazione dell’aliquota base del 0,4% in acconto e dell’aliquota deliberata dal comune a saldo; anche in questo caso l’intera quota è riservata all’ente comunale.

 
I fabbricati rurali a destinazione abitativa, utilizzati da colui che conduce in affitto il terreno scontano l’aliquota base del 7,6 per mille con destinazione di una quota pari al 50% al comune e 50% allo Stato.

 

Sospensione per le cooperative edilizie a proprietà indivisa

Lo stop al pagamento della rata di giugno potrebbe essere estesa anche agli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa che, pur trattandosi di abitazioni destinate a famiglie a basso reddito, dovrebbero pagare l’aliquota ordinaria (non quella ridotta per l’abitazione principale) perché la proprietà non è del residente, ma della cooperativa.

Stop alla sospensione per i capannoni industriali ma possibile esenzione selettiva per i negozi

Marcia indietro del governo sulla sospensione dell’Imu di giugno per i capannoni industriali, a causa della mancanza di risorse.

L’ipotesi di una sospensione del pagamento della rata di giugno è invece ancora ipotizzabile per le aziende sulla scorta di un intervento selettivo da realizzare sulla base di eventuali limiti dimensionali e reddituali delle imprese interessate, o ancora limitandoli a specifiche categorie di immobili classificate ad esempio come C3, ovvero le botteghe artigiane e i laboratori.

17/05/2013

 

Nuova social card

Il 3 maggio 2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 102 il Decreto Interministeriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che avvia la sperimentazione della nuova social card.

La sperimentazione coinvolge le 12 città più grandi del paese – Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona – durerà un anno e dispone di un budget di 50 milioni di euro. Le risorse vengono ripartite tra i Comuni destinatari della sperimentazione, che potranno erogare le carte nei limiti del finanziamento assegnato.

Nelle prossime settimane i Comuni predisporranno apposite comunicazioni sulle modalità di presentazione della domanda per accedere al beneficio. I Comuni dovranno infatti entro metà settembre stilare una graduatoria dei richiedenti la Carta sperimentale.

La sperimentazione si rivolge a famiglie in condizioni economiche e lavorative di estremo disagio, in cui siano presenti dei minori. Al momento della richiesta del beneficio dovranno infatti essere soddisfatti i requisiti di seguito indicati.

Condizioni economiche:

– ISEE non superiore a 3.000 euro;
– valore ai fini ICI della abitazione inferiore a euro 30.000;
– altri limiti di tipo patrimoniale e reddituale (es. patrimonio mobiliare – conti correnti, etc. – inferiore a euro 8.000);
– altri limiti sul possesso di auto e motocicli (es. assenza di autoveicoli immatricolati nei 12 mesi antecedenti la richiesta).

Condizioni lavorative:

– estremo disagio lavorativo della famiglia (es. disoccupazione di tutti i membri adulti oppure, in caso di occupazione, redditi da lavoro complessivamente inferiori a euro 4.000 nei sei mesi precedenti).

Altri requisiti:

precedenza per l’accesso alla sperimentazione, a parità di altri condizioni, per i Nuclei Familiari in almeno una delle seguenti condizioni:

– disagio abitativo;
– nucleo familiare costituito esclusivamente da genitore solo e figli minorenni;
– nucleo familiare con tre o più figli minorenni ovvero con due figli e in attesa del terzo figlio;
– nucleo familiare con uno o più figli minorenni con disabilità;
– ulteriori criteri potranno essere identificati dai Comuni.

Il beneficio sarà calcolato sulla base della numerosità del nucleo familiare e sarà notevolmente superiore a quello previsto dalla social card ordinaria, potendo arrivare a un importo mensile di circa 400 euro per le famiglie con 5 o più componenti.

La nuova social card affiancherà la ‘vecchia’ carta acquisti del 2008, che, nel frattempo, continuerà a essere distribuita. La nuova social card è destinata alla lotta alla povertà minorile a partire dalle famiglie più marginali rispetto al mercato del lavoro. Sarà uno strumento a disposizione dei Comuni che, inoltre, dovranno realizzare un progetto personalizzato di presa in carico per il nucleo familiare beneficiario.

Il progetto avrà natura multidimensionale e sarà finalizzato al superamento della condizione di povertà ed esclusione sociale mediante azioni volte, tra l’altro, a migliorare le possibilità di reimpiego per gli adulti, ma anche la performance scolastica dei bambini e dei ragazzi. La nuova social card si integra con gli interventi ed i servizi sociali erogati dai Comuni, in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e la scuola.

17/05/2013

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